“L’Uomo D’Acciaio”, non chiamatelo reboot, per favore…

Superman non è semplice, perfetto e banale come vorrebbe farvi credere. Sì, forse lo era nei suoi fumetti degli anni ’40 (viene pubblicato per la prima volta nel giugno del 1938), ma nel corso dei decenni ci siamo resi conto che in realtà è un personaggio ricco e complesso, che racchiude le due più grandi domande di sempre: Da dove vengo? e Perché sono qui?. Kal-El (vero nome di Superman) sa di venire dal fu pianeta Krypton, ma per poter rispondere alla seconda domanda ha dovuto fare delle scelte, intraprendere un percorso e fare dei sacrifici. Ed è proprio da qui che Snyder, Goyer, Nolan e Johnstad sono partiti per L’Uomo D’Acciaio.

La scelta stessa del titolo (in originale Man Of Steel) la dice lunga; avrebbero potuto tranquillamente intitolare questo film Superman: Origins, Superman: Born, Superman Rises, e così via, ma chiamare Superman questo “nuovo” personaggio subito, addirittura sin dal titolo,  avrebbe voluto dire “sapete bene, voi spettatori, di chi stiamo parlando, no?!”. Ci troviamo, invece, di fronte a una nuova lettura di Kal-El/Clark Kent/Superman, più adulta, più matura e molto più umana; il film esplora un aspetto di Superman che ancora non era stato approfondito con sufficiente attenzione in tutti i precedenti film: Chi E’ Superman?

Non so chi abbia presente la serie di film interpretati dal compianto Christopher Reeve (vi ricordate i suoi “passaggi interpretativi” di quando passava dal ruolo dell’eroe sicuro e potente al semplice e ingenuo Clark Kent e viceversa? Magistrale!) o il più recente Superman Returns di Brian Singer interpretato da Brandon Routh (film da guardare solo per Kevin Spacey nel ruolo di Lex Luthor, ma per il resto è da dimenticare…), ma questi precedenti film ci parlavano dell’eroe e delle sue imprese, di Metropolis e dei personaggi comprimari, del cattivo e del suo piano folle. L’Uomo D’Acciaio non è come gli altri. Non è un film DI , ma un film SU Superman.

Si scopre il percorso di un bambino che sa di avere qualcosa che non va, di essere diverso, ha paura degli altri e in particolare dei suoi coetanei, non sa che fare. Un po’ la storia di tutti noi, a pensarci neanche tanto a lungo. Poi iMan of Steel coniugi Kent (gli attori Kevin Costner e Diane Lane) svelano al giovane Clark di essere i suoi genitori adottivi e il suo ritrovamento in un campo all’interno di una navicella extraterrestre (il ragazzino sembra anche prenderla piuttosto bene…). Dopo una tragedia in famiglia, il ventenne Clark Kent parte per un viaggio on the road attraverso il continente nord-americano per ritrovare sé stesso e le sue origini. E le trova tra i ghiacci (interessantissima la rilettura di Jor-El, suo padre biologico, interpretato da Russell Crowe; uno Jor-El completamente diverso dalla versione ieratica e padre-padrone di Marlon Brando, e l’energica e risoluta Lara Lor-Van, interpretata da Ayelet Zurer), giusto in tempo per mostrarsi all’umanità e affrontare la minaccia del Generale Zod (Michael Shannon) e del suo piccolo esercito.

Il film procede con un bel ritmo fino all’arrivo sulla Terra del Generale Zod. Si raccontano le ultime ore del pianeta natale Krypton, si conoscono i genitori biologici di Kal-El e le motivazioni della loro decisione di mandare il neonato così lontano, attraverso armonici flashback si conoscono i momenti salienti della vita a Smallville del giovane e futuro eroe, fino ad arrivare alla prima apparizione pubblica del Kryptoniano con il famosissimo, anche se molto riadattato, costume. Vediamo la redazione dell’altrettanto famoso Daily Planet solo perché ci lavora una Lois Lane (Amy Adams) fedele alla tradizione: femminile e femminista. Dicevo, la redazione del giornale non è un elemento fondamentale ed è stata solamente accennata, questo perché Clark Kent ne L’Uomo D’Acciaio deve ancora intraprendere la carriera di giornalista, quindi non abbiamo potuto godere dello sdoppiamento interpretativo (di cui sopra) che viene richiesto per interpretare Superman e Clark Kent.

Poi il ritmo subisce qualche singhiozzo quando la battaglia si fa aspra, a tratti la pellicola appare ripetitiva e visivamente caotica. Quest’ultimo difetto è dato anche dal fatto che Snyder a volte sembra affidare la cinepresa a un ammalato di Parkinson (con tutto il rispetto per gli ammalati): in alcune scene e alcuni passaggi, sparsi per tutto il film, l’inquadratura è così movimentata e instabile da far venire il mal di mare.

Anche se la Warner ha affidato a Christopher Nolan la supervisione di questa Super-pellicola, (e pare che gli siano state affidate anche le redini di un’eventuale trasposizione sul grande schermo dei personaggi targati DC Comics!)  L’Uomo D’Acciaio non raggiunge quella maturità che la trilogia del Batman di Nolan stesso ha fissato. Lo so, non bisogna fare paragoni e sono d’accordo, ma mi aspettavo qualcosa di più… di più… di più!

Non sto dicendo che Man Of Steel non mi sia piaciuto, badate bene, anzi! Mi sono emozionato ed è un film assolutamente da vedere, bello, recitato e confezionato bene, con scene maestose ed effetti speciali finalmente all’altezza di un Super-film, e con quell’introspezione tanto cara al Bat-Nolan. E’ un film epico. Badate, la mia non è un’iperbole, ma il film è epico nel senso “classico” del termine: Man Of Steel è come un poema epico.

Senza rovinare il finale a chi deve ancora vederlo, Kal-El dovrà prendere una decisione. Si trova a un bivio. Un bivio che ai precedenti Superman cinematografici si è guardato bene di non presentare. Ma d’altra parte ve l’ho già detto, questo non è Superman… è l’Uomo D’Acciaio!

Sulla mia personale scala di gradimento L’Uomo D’Acciaio si becca un bel 6/7.

P.S.: mi aspettavo una comparsata del famigerato Lex Luthor… ma lui non è apparso. Però avete visto i camion targati LexCorp (le industrie di Luthor, appunto)? E un satellite delle Wayne Enterprises (sì, proprio quel Wayne. Bruce “Batman” Wayne)? E i camei di tre attori (io ne ho individuati tre) che hanno partecipato alla serie televisiva Smallville (che raccontava le avventure di un giovane Clark Kent)?