L’AMORE BUGIARDO di Gillian Flynn

Quando leggo di una prossima uscita nelle sale cinematografiche di un film tratto da un romanzo o da un racconto, ne leggo la trama e mi informo sia sull’autore dell’opera letteraria originale sia sull’opera letteraria stessa. E può succedere, se la storia mi ha decisamente incuriosito, che io parta alla ricerca della pubblicazione, evitando (come la peste!) di acquistare quell’edizione strategicamente ristampata per l’uscita del film, quella nella cui copertina o sono incollate le effigi dei protagonisti cinematografici o viene riportata addirittura una rielaborazione della locandina ufficiale.

Tutto questo è successo con L’Amore Bugiardo di Gillian Flynn (titolo italiano meno accattivante dell’originale Gone Girl, ma comunque molto significativo).2855747-9788817059497

Nick e Amy Dunne, marito e moglie, un po’ per scappare da una New York che lavorativamente parlando li ha scaricati e un po’ per stare accanto alla madre di Nick malata di tumore, decidono di tornare nella città natale di lui. Nick, realizzando il suo sogno, apre un bar con la sorella, ma con l’aiuto economico della moglie. Sì, perché Amy, essendo figlia di due psicologi dell’infanzia e dell’adolescenza divenuti famosi, e molto ricchi, per una serie di libri di formazione per bambine/i e ragazze/i con una protagonista molto simile alla loro Amy  (o è stata la figlia ad adeguarsi al personaggio letterario?…), aveva una disponibilità economica notevole. Esatto, “aveva“… Ma nel giorno del loro anniversario, Amy scompare e Nick trova la porta dell’ingresso aperta, il salotto sottosopra e nessun testimone.

Il romanzo è suddiviso in capitoli che, alternativamente, riportano i racconti in prima persona dai due protagonisti: mentre Nick racconta il suo punto di vista dal giorno della scomparsa della moglie; Amy, invece, ci racconta il suo attraverso il diario personale a partire dal giorno in cui si sono conosciuti.

E un po’ alla volta ci rendiamo conto che la faccenda è molto più torbida di quanto potremmo credere…

Il libro mi ha soddisfatto pienamente. Il romanzo è un gioco d’incastri perfettamente riuscito, mantenendo un’inaspettata scorrevolezza, con un continuo cambio di prospettiva. La bugia, quella detta in (e per) amore (dalla più stupida e semplice a quella estrema e che suggerisce un disturbo mentale), sembra essere la terza protagonista del romanzo. Ma io la proporrei come protagonista principale.

La rivista People scrisse: “Un thriller degno di Alfred Hitchcock”. E non potrei essere più d’accordo.

l_amore_bugiardo_-_gone_girlLa versione cinematografica uscirà nelle sale italiane il 18 dicembre (2014) per la regia di David Fincher (Seven; Fight Club; Il Curioso Caso di Benjamin ButtonThe Social Network; Millennium – Uomini che Odiano le Donne), con Ben Affleck nel ruolo di Nick e Rosamund Pike nel ruolo di Amy. Riuscirà il film a esserne una bella e fedele versione? Forse sì, perché la Flynn ha scritto la sceneggiatura del film. L’autrice di un libro che riscrive la sua storia per un altro medium… potrebbe funzionare bene! Staremo a vedere.

L’OSPITE NEL POST n°3: Claudia Catani

993811_10151888137663494_847951555_nUna bella chiacchierata sul doppiaggio con l’attrice, doppiatrice, cantante, danzatrice e performer, Claudia Catani.
Se vi dico, per esempio, Dana Scully di X-Files? Allison Dubois di Medium? Cersei Lannister de Il Trono di Spade? Severine in SkyfallAngelina Jolie? Charlize Theron? Marion Cotillard?

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA

L’intervista è stata registrata presso il multisala IMG CINEMAS di Mestre.

Il doppiaggio “migliora” il film…

Smettiamola di dire che il doppiaggio italiano a volte “migliora” il film.

È una bestialità!

Soltanto chi non ha veramente capito il doppiaggio utilizza il “migliora”. Non c’è nulla da migliorare. Non è quello lo scopo dell’adattamento e del doppiaggio.

L’adattamento e il doppiaggio permettono di usufruire di un prodotto (che altrimenti alla maggior parte del pubblico sarebbe inaccessibile) attraverso una manipolazione, una trasformazione di una recitazione, di un suono, di un’intonazione, di un significato e significante da una lingua all’altra, spesso diversissime tra loro.

Se uno che dice “è migliore dell’originale” vuol dire che, innanzitutto, ha una comprensione del doppiaggio molto superficiale e che non si rende conto che ogni film e serie tv, per quanto siano culturalmente poco incisivi, sono Arte, quindi non modificabili in alcun modo.

Ma dal momento che io in primis non conosco così bene l’inglese, ad esempio, da potermi godere il mio film preferito, ho il diritto di usufruirne attraverso dei dialoghi a me comprensibili (e per favore, è impensabile andare al cinema a leggere sottotitoli: sono riduttivi, distolgono l’attenzione e violentano la recitazione).

Qualcuno potrebbe dire: “ma la voce di quel doppiatore migliora la recitazione di quell’attore”. Balle! Perché parallelamente a un recitato verbale c’è anche un recitato fisico e facciale. Non si può enfatizzare la parola se l’espressività facciale e fisica sono contenute, e viceversa. Sarebbe uno schifo. Il doppiato italiano deve rimanere “incollato” (per usare un termine gergal-tecnico del doppiaggio) all’attore originale.

Qualcuno potrebbe dire: “ma la voce di quel doppiatore migliore la voce di quell’attore”. Un’altra assurdità che non solo dovrebbe non essere detta, ma non dovrebbe neanche succedere. Come si più chiamare un doppiatore a doppiare un attore che ha la voce molto diversa? Non è come “tradire” il film?  Forse l’attore è stato scelto per quella parte proprio per la sua voce e farlo doppiare da una voce con caratteristiche vocali diverse non è tradire le intenzioni del regista, per esempio?

Attenzione, non significa che il doppiaggio sia sacrosanto e intoccabile. I direttori del doppiaggio e i responsabili dell’edizione italiana si dovrebbero ricordare sempre di più che non solo il prodotto originale ma anche lo spettatore merita rispetto. Quindi se c’è un pessimo adattamento e/o un doppiaggio estraniante, ben vengano i sottotitoli!

L’OSPITE NEL POST n°2: Michele Gammino

5qq454-michele-gamminoEcco a voi la mia intervista telefonica all’attore e doppiatore Michele Gammino.

Vi dicono niente Steven Seagal, Kevin Costner, Harrison Ford…?

 CLICCA QUESTO LINK PER VEDERE L’INTERVISTA

Monuments Men

monuments-menHo appena finito di leggere il volume Monuments Men, scritto da Robert M. Edsel con Bret Witter.

Devo dire che mi è piaciuto (l’ho anche inserito nel mio post-in-progress La Mia Pila di Libri).

Lo consiglio non solo a chi piace l’Arte e/o le vicende di guerra, ma anche a chi, come me, era solo curioso di leggere una storia (vera) mai sentita.
Un resoconto pulito e ben narrato, privo di tutti quei dettagli e quelle “pesantezze” che ci si potrebbero aspettare da un libro che mette insieme testimonianze e documenti.

L’unico appunto che mi sento di fare è che come al solito, quando uno scrittore statunitense scrive della propria patria, sembra dimenticarsi di fare un po’ di autoanalisi e autocritica: dal racconto monuments-men-dal-libro-al-film-eccoli-labrouge-pino-farinottisembra che nessun militare USA abbia saccheggiato e trasportato in patria qualche oggetto d’arte. Neanche un lecito dubbio. Per carità, è vero che racconta anche le mancanze e le stupidità statunitensi e degli Alleati (vedi, per esempio, la distruzione dell’abbazia di Montecassino) ma sembra escludere che qualche soldato si sia portato a casa qualche prezioso souvenir… Molto improbabile. Le certezze non ci sono, ma alcune opere risultano ancora disperse, qualcuna sarà andata distrutta, ma altre saranno in qualche cassetta di sicurezza negli USA, ci scommetto.

Monuments-Men-featurette-in-italiano-e-5-clip-del-film-di-George-ClooneyE mi dispiace aggiungere che dopo aver letto questo libro, il film Monuments Men di Clooney (che prenderebbe le mosse dal libro stesso) risulta ancora di più (per me lo era già un po’ prima di leggere il libro) superficiale e semplicista. Avrebbe dovuto inserire un cartello all’inizio del film che recitasse: “film patriottico molto liberamente ispirato al libro Monuments Men“. Sarebbe stato più onesto.

The Secret Service

Siamo sul set di Kick-Ass.

Mark Millar (uno dei punti di riferimento nel mondo del “comics”, creatore e sceneggiatore della violenta ma realistica graphic novel, appunto, Kick-Ass) e Matthew Vaughn (regista della versione cinematografica) si ritrovano a chiacchierare in un pub, durante una pausa di lavorazione. Entrambi si sono innamorati del nuovo James Bond cinematografico, nato con il Casino Royale di Martin Campbell e Daniel Craig. La sequenza iniziale The-Secret-Service_1 coverdel film racconta come Bond si sia guadagnato la famosa licenza di uccidere. Sì, ma… chi era Bond prima di entrare nel servizio segreto di Sua Maestà? Che ragazzo era? Com’è stata la sua infanzia? E la sua gioventù? È tutto questo che si chiedono i due autori. Ed ecco allora che Millar concepisce nella sua mente un nuovo racconto: The Secret Service.

La struttura del racconto si sviluppa in due parti che poi, inevitabilmente, si trovano a intrecciarsi. Da una parte abbiamo abbiamo lo zio Jack London, agente di punta del MI6 (il servizio segreto britannico, per chi ancora non lo sapesse), che offre al nipote Gary di entrare nel centro di addestramento del SIS (Secret Intelligence Service, cioè L’MI6) perché possa trovare uno scopo nella vita, smettendo di sprecarla nei pub e “teppisteggiando” con gli amici; dall’altra c’è un personaggio misterioso che rapisce VIP, ma non VIP inventati per la grapich novel, proprio VIP della nostra realtà: David Beckham, Pierce Brosnan, Patrick Stuart…

L’intero fumetto è un omaggio a quel Bond che il cinema ci ha fatto conoscere: Jack London è palesemente un “Bond alla Brosnan”; ci sono innumerevoli gadget; ci sono scene disegnate che rimandano a scene cinematografiche celeberrime (la scena d’apertura del fumetto è un chiaro omaggio alla sequenza d’apertura del film La Spia Che Mi Amava con Roger Moore); malvagi piani di controllo mondiale e… basta così, non dico altro…

Ma non è solo questo. E’ molto di più. Andatevelo a leggere e vedrete.article-0-188F021D00000578-871_634x423

Nel 2015 vedremo la versione cinematografica di The Secret Service. Le riprese sono già in corso, con Colin Firth nei panni dell’agente di punta Jack London e con Taron Egerton nel ruolo di Gary. Inoltre pare che moltissime star compariranno nel film, molte di più di quelle che potete riconoscere nel fumetto  (visitate questo link: http://www.imdb.com/title/tt2802144/fullcredits?ref_=tt_cl_sm#cast ). Altra particolarità di questo film: l’immediato coinvolgimento del regista Matthew Vaughn, ha permesso a Millar di sviluppare la sceneggiatura della miniserie a fumetti, contestualmente alla sceneggiatura del film, facendo in modo che The Secret Service risulti un’unica storia sviluppata parallelamente per due media diversi.

Per dirla con le parole di Marco Ricompensa nell’editoriale introduttivo del primo numero italiano della serie:

[…] una storia che inietta nel genere spionistico quel “revisionismo supereroistico” che è ingrediente fondamentale di Ultimates (*) e Watchmen […]

Quindi, non vi resta che leggere The Secret Service!

L’edizione italiana di The Secret Service è stata pubblicata i tre volumi (brossurati da 48 pagine ciascuno) a cadenza mensile tra novembre 2013 e gennaio 2014 da Panini Comics. Scritto da Mark Millar e illustrato da Dave Gibbons.

(*) Ultimates è una serie a fumetti creata e scritta da Mark Millar che vede i supereroi Marvel “rivisitati” e inseriti in una “realtà plausibile”, molto simile alla nostra.

L’OSPITE NEL POST n°1: Marco Paracchini

Con questo post inauguro una piccola rubrica del mio blog: L’OSPITE NEL POST. Sperando che ci siano numeri 2, 3, 4 e così via, questi post vorrebbero essere delle vere e proprie interviste tastiera-a-tastiera, quasi delle chiacchierate via mail, o via chat. Questo esperimento inizia con Marco Paracchini (di lui ne avevo già parlato nella mia recensione del suo volume I Rinnegatihttps://quartiermastro.wordpress.com/2013/07/20/i-rinnegati/).aa03

Brevemente, per rinfrescarvi la memoria. Marco Paracchini (nella foto a fianco con il regista Abel Ferrara) è scrittore, regista free-lance e docente accademico; ha avuto la fortuna di vivere a Tokyo, New York e Boston, ma ora è tornato in Italia, sul confine tra Piemonte e Lombardia, con un preziosissimo bagaglio cosmopolita. Aggiungo che Marco è un grandissimo appassionato di James Bond.

Così tanto appassionato, e qui arriviamo al tema di questa dattilo-intervista, che nell’ottobre del 2012, in concomitanza con l’uscita nelle sale cinematografiche italiane di Skyfall, è stato pubblicato il suo JAMES BOND 1962-2012: Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico dalla Phasar Edizioni.

Marco, chi è e cos’è James Bond per te? Perché ci sei così affezionato?

007 è stato un elemento d’unione famigliare quando ero piccolo: ogni film era un evento per stare insieme, per raccoglierci ed esaltarci tutti insieme, saltando dal divano quando c’era qualche gadget incredibile o scene d’azione memorabili. Da lì è nato tutto. Ho sentito 007 come qualcosa che mi apparteneva, un legame che poi è proseguito negli anni, un’amicizia virtuale ma sincera. Quando sul grande schermo giunse Goldeneye rimasi col fiato sospeso per tutto il tempo e così quando toccò a Casino Royale… Figurati che quando la DB5 ha fatto il suo ingresso in Skyfall con la fanfara storica mi sono persino commosso al cinema! James Bond mi ha stregato e più passa il tempo più diviene fonte di analisi, studio e ammirazione. 007 è e sarà parte integrante della mia vita: lui, insieme ad altri due eroi, forma quello che chiamo il “trittico dell’eccellenza narrativa”. Ma per scoprire chi sono gli altri due, non resta che sfogliare il libro…

James Bond 1962 - 2012. Cinquant'anni di un fenomeno cinematograficoQuando e come ti è venuta l’idea di scrivere JAMES BOND 1962-2012: Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico? E com’è stato proporre il tuo lavoro agli editori?

Ti ringrazio per la domanda: sei l’unico che me l’ha fatta. L’idea è nata per fare un regalo a me stesso, per dare/dire qualcosa in più. Redigerne un testo mi ha fondamentalmente obbligato a scrivere fiumi di parole e a documentarmi sempre di più. Considerando le mie nuove avventure editoriali, mi son detto, “perché no?”. Ho dunque presentato il libro a una decina di case editrici storiche, ma soltanto un paio mi hanno risposto. Una di queste mi ha telefonato mettendomi in stand-by per circa sei mesi. Considerato che Skyfall sarebbe uscito di lì a breve, ho mandato un’email chiedendo delucidazioni al referente (che nel frattempo però era cambiato) e mi è stata mandata una risposta fredda dicendomi che non erano più interessati all’edizione. Ho dunque chiamato l’amico Lapo Ferrarese di Phasar Edizioni chiedendogli dei suggerimenti: siamo partiti con l’eBook per uscire in contemporanea con il film. Nonostante sia stato un libro in bassa tiratura e distribuito solo su ordinazione – in sintesi è proprio questo che fa un’editrice quando offre il servizio di book-on-demand  – , le richieste sono state alte e la casa editrice di cui sopra si è poi pentita.

Perché è diverso dagli altri volumi che trattano di James Bond?

Il volume è diverso dagli altri poiché tutti i libri sono pezzi unici: il mio contiene contenuti differenti. La storia cinematografica di Bond è stata sì narrata, ma poco e male. Inoltre erano assenti peculiarità significative inerenti quel mondo che, anche se nel piccolo, conosco bene. Mi è stato più facile carpire i passaggi produttivi e distributivi delle opere. Ma non ho la presunzione di dire che è il migliore: all’estero c’è sicuramente di meglio.JBN01

C’è una parte, o un capitolo, del volume al quale sei più legato?

Considero tutto il testo un unicum anche se le parti redatte insieme a Sharon De Rosa (il product placement, il fandom ecc.) mi soddisfano maggiormente poiché hanno sicuramente contribuito ad avere un peso maggiore rispetto agli altri libri usciti sino ad ora. Poi anche l’elemento analitico tra i due storici personaggi londinesi (Bond e Holmes) è, di fatto, un’esclusiva del sottoscritto.

So anche che il libro è andato bene nelle librerie e nel e-commerce…

Bisogna partire dal concetto che ero convinto che sarebbero usciti almeno dieci libri sul tema, invece no, il mio era l’unico che trattava dei cinquant’anni di cinema di 007. Inoltre considera il fatto che l’editrice che ha supportato il testo è una book-on-demand (vedi sopra, n.d.r.) e nonostante abbia una distribuzione nazionale, non ha la forza né il potere di essere presente sugli scaffali delle librerie. Considerando quanto detto allora possiamo ritenerci soddisfatti: certamente se il libro fosse stato distribuito in tutte le librerie e/o negli autogrill, a quest’ora potevo regalarmi un orologio di Bond, invece posso solo gongolarmi per un quantitativo estremamente alto che ha superato le più rosee aspettative. Ma la strada è ancora molto lunga.

timthumbMa non scrivi solo di James Bond. Auspicando che qualcuno leggendo questa intervista si incuriosisca e che voglia conoscere Il Marco Paracchini Scrittore, ti andrebbe di dare un assaggino dei tuoi libri pubblicati finora?

Marco Paracchini nasce come autore, non come regista. Checché ne dicano gli invidiosi, ho scritto dozzine di sceneggiature per documentari, cortometraggi, spot commerciali, produzioni non profit e web format… non sono arrivato alla scrittura dal nulla. Il primo libro, pubblicato da una casa editrice non a pagamento, fu quello che pensavo fosse un punto di arrivo, invece scoprii amaramente che fu solo un (nuovo) punto di inizio. Lo storytelling mi appartiene e sono più di venti anni che racconto storie. Certo, in sceneggiatura mi è tutto più facile, ma nella narrativa sto riscoprendo emozioni decisamente nuove. Alcune volte scrivo su invito e questa è la cosa più emozionante: ultimamente sono stato contattato dalla Bellesi & FrancatoMarco Paracchini - i Rinnegati - il Giappone come non lo avete mai letto Publishing per inventare un personaggio e redigerne una storia (che sarà poi una trilogia) ambientata in una situazione fictional inventata da uno dei due editori. Il titolo, particolare, è Il duca Dragán ed è l’introduzione al mondo di un cacciatore di mostri che risponde al nome di Jean Claude Vandenberg. Al momento è disponibile solo in eBook a un prezzo scaccia-crisi! Invece, per chi ama il Giappone e alcuni suoi stilemi narrativi come samurai, ninja, robot e yakuza, potrà addentrarsi nella lettura del libro (stavolta solo cartaceo) de I Rinnegati – il Giappone come non lo avete mai letto ordinabile in tutte le librerie.

Abbiamo parlato dei tuoi volumi già pubblicati, ma c’è qualcosa che bolle in pentola?

Assolutamente sì. Tra qualche mese ci sarà una bellissima e straordinaria novità che porta la firma (anzi, i disegni) di un altro bondiano doc, tale Pierfrancesco Stenti. Io ho inventato un personaggio che si muove nella Tokyo contemporanea e Stenti ha definito il character design dei protagonisti. L’esclusiva è dedicata a Cartoomics 2014 ove sarò presente con un piccolo stand là ove pubblicizzerò per la prima volta il numero zero di questo personaggio! Poi, come detto, ci saranno i due prossimi volumi dedicati a Vandenberg che usciranno nel corso del 2014, successivamente sarà la volta di un nuovo e più corposo testo dedicato a James Bond! Se tutto andrà come previsto, spero di farlo uscire in concomitanza con l’uscita del nuovo film, ma ci sarà tempo e modo per riparlarne.

Questo è uno scoop! Ti ringrazio dell’anteprima. E che tipo di argomenti bondiani tratterai in questo secondo volume? Se ce li vuoi scrivere, eh…

Beh diciamo che a differenza di quanto visto e letto, in questo testo si approderà a 007 anche da altri spunti, storici e personali in primis. Non sarà una semplice ristampa né una riedizione: sarà un testo che, ovviamente, avrà molto del testo precedente, ma offrirà spunti nuovi, chicche mai uscite e, se riuscirò, convincerò anche Pierfrancesco Stenti a far qualche illustrazione!

E se qualcuno volesse vedere qualche tuo lavoro da regista o semplicemente sapere di più di te, a quali indirizzi internet ti può trovare?

Mi occupo di comunicazione audiovisiva e negli ultimi due anni ho dato priorità all’insegnamento e ai corsi di formazione (e ai libri!). Tuttavia su YouTube (http://www.youtube.com/user/MacParak) si trovano alcune cose realizzate per lavoro e per gioco. Non c’è molto, ma abbastanza per capire la verve, la passione e la professionalità di chi ha collaborato con me in questi ultimi anni. E poi c’è anche il sito internet http://www.marcoparacchini.eu/

Marco, grazie per questa intervista!

Ma grazie a te per lo spazio e il tempo che mi hai dedicato!