Alla rivista Ciak sembra non piacere il doppiaggio

Sul numero di questo mese (settembre) della rivista Ciak c’è la recensione di Monsters Accademy.

Chi legge Ciak sa che da decenni (quasi) ormai la rivista non pubblica nessun accenno al doppiaggio (o ai doppiatori o alle doppiatrici) dei film via via recensiti.

Ma succede una cosa strana con i film d’animazione.

Se nel recensito film d’animazione NON hanno prestato le proprie voci alcun VIP-non-doppiatore-professionista, il redattore della scheda del film trasforma la dicitura INTERPRETI in PERSONAGGI, elencando poi i nomi dei personaggi (appunto) protagonisti del film. Ma se invece nel film dovesse essere present qualche VIP-non-doppiatore-professionista (che, per la cronaca, viene “scomodato” solo per una questione di pubblicità) ecco allora che appare la dicitura VOCI con il conseguente elenco, tralasciando, ovviamente, i doppiatori-veri e le doppiatrici-vere.

Ne è un esempio appunto la scheda di recensione di Monsters Accademy (vedete la foto qui a fianco). Chi ha curato la scheda non ha neanche pensato di menzionare  per esempio (il grande, direi) Sandro Acerbo, Saverio Indrio, Rita Savagnone…foto tanto sono solo i personaggi protagonisti! Perché trascriverli?! Però ha pensato bene di trascrivere Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio (il duo comico I Soliti Idioti, per intenderci), dimenticandosi perfino di Loretta Goggi.

Ora. Mandelli e Biggio hanno doppiato un personaggio co-protagonista a due teste che dice una manciata di battute in tutto il film, e oggettivamente se la sono cavata bene, ma perché la scelta, da parte della rivista, di trascrivere solo i loro nomi? La risposta potrebbe essere rapida e logica: pubblicità.

A questo punto chiedo alla redazione di Ciak: perché non trascrivere almeno i doppiatori e le doppiatrici dei protagonisti e delle protagoniste di tutti i film che recensite? O riportate tutti i doppiatori o nessuno. O non scrivete mai nessuna “coordinata” riguardante il doppiaggio o la dovete scrivete sempre. Non servono elenchi infiniti, ma solo qualche indicazione, voci protagoniste, direzione del doppiaggio, adattamento ed edizione italiana. Anche perché, caro Ciak, voi recensite film che vengono visti dai vostri lettori e dal pubblico tutto, per il 90%, doppiati, quindi perché non dare un piccolo spazio anche a quelle persone che rendono fruibile il prodotto che voi pubblicizzate nella vostra rivista?

Il flop del Lone Ranger

Ho letto su Ciak che The Lone Ranger è costato 250 milioni di Dollari, l’incasso mondiale invece si è fermato a 87 milioni di Dollari.771313_017

Tenendo conto della portata del film e del cast artistico e tecnico, non è solo un flop, ma un vero e proprio fallimento.

E non mi stupisce. Portare tra la Monument Valley e il deserto del Mojave la formula de Pirati dei Caraibi è stata una “furbata” che, oltre ad aver rasentato la presa in giro, non ha funzionato. Il pubblico se n’è accorto. Non si può prendere in giro lo spettatore; ci si può fare un patto, ma, facendo passare per novità quello che non lo è, si rischia il fallimento. E The Lone Ranger ne è il chiaro e più recente esempio.

Il film personalmente è stato una delusione, lento e lungo, divertente quanto si vuole, ma basato solo ed esclusivamente sulle situazioni assurde e humor per strappare il sorriso e solo poche risate (bastava mantenere le risate ed eliminare i superflui sorrisi…).

Anche qui, come in Pirati dei Caraibi, si è puntato su Johnny “Jack Sparrow” Depp.

Il Capitan Jack Sparrow è un grandissimo personaggio che solo un grandissimo attore, quale è Johnny Depp poteva creare, ma copia-e-incollarlo non sono la soluzione e la garanzia del successo assicurato. Anche perché, per me, il pirata è stato l’inizio del declino della carriera (speriamo solo momentanea) di Depp. Fateci caso, dopo La Maledizione Della Prima Luna Depp fa le stesse espressioni e facce in tutti i film successivi.

Armie Hammer, l’attore che ha interpretato il protagonista (almeno sulla carta, di fatto The Lone Ranger ruota intorno a Tonto, l’indiano interpretato da Depp), qualche tempo fa si è sfogato durante un’intervista accusando i media di aver decretato il flop. In realtà chi fa Cinema si deve ricordare che non conta il budget, non contano in nomi in locandina, non conta il periodo per il successo di un film. L’unico che decreta il successo di un dato film è lo spettatore che, soddisfatto della sua serata al cinema, consiglia e suggerisce alle persone a lui vicine di andar a vedere quello stesso film; il passaparola dunque è ancora e tuttora fondamentale, è l’unica pubblicità efficace per un film.

Le nuove voci dei Simpson: ATTO II

L’amico Ilario Citton mi ha da poco “linkato” un articolo (pubblicato l’8 marco scorso) trovato sul web. Lo trascrivo qui di seguito (questo è il link http://www.tvblog.it/post/186491/i-simpson-doppiatori-marge-e-bart ). Più in fondo trovate le mie considerazioni.

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I Simpson, fan in rivolta per le nuove voci. Ilaria Stagni: “Mediaset se non ha i soldi chiuda programmi più brutti”

E’ passata una settimana dalla messa in onda dei nuovi episodi de “I Simpson” su Italia 1. Ed i fan dello storico cartoon non ci hanno messo molto per capire che c’era qualcosa che non tornava: le voci di Marge e di Bart sono cambiate. Come annunciato dalle dirette interessate tempo fa, Ilaria Stagni (voce di Bart) e Liù Bosisio (voce di Marge e delle sorelle Patty e Selma) non hanno rinnovato il loro contratto con Mediaset e 20th Century Fox, perdendo così il posto in sala di doppiaggio del cartone animato, a cui hanno partecipato fin dagli esordi.

Cosa è successo è risaputo: le due doppiatrici non hanno accettato un taglio del 75% sul loro contratto precedente, finendo così per essere sostituite. Ma Gaia Bolognesi (nuova voce di Bart) e Sonia Scotti (nuova voce di Marge), com’era prevedibile, non convincono i fan. E non perchè le due doppiatrici non siano capaci di fare il loro lavoro, ma semplicemente perché dopo ventitré anni di messa in onda in Italia, sentire all’improvviso i propri beniamini doppiati da nuove voci è pur sempre un “trauma”.

Il malcontento si è immediatamente manifestato su Facebook: oltre ai numerosi commenti di sostegno che la Stagni ha pubblicato sul suo profilo, è stata creata una pagina di protesta, dal nome “Cambiano i doppiatori dei Simpson? No, noi non ci stiamo”, che ha superato gli 800 likes. Ed è proprio la stessa Stagni che, in un’intervista a “Tempi”, spera che siano gli appassionati della serie a far cambiare idea a Mediaset:

“La mia speranza sono i fan. Spero che si facciano sentire, che alzino la voce e si rifiutino di accettare un’altra voce, come si fa a snaturare un personaggio in questo modo? Allora tanto vale mandare in onda la versione italiana sottotitolata.”

La doppiatrice spiega anche i motivi che hanno portato lei e la collega a rifiutare il taglio, specificando che si tratta di una battaglia a difesa della categoria dei doppiatori:

“I miei colleghi sono liberi di fare le loro scelte in libertà, ma io e Liù non avremmo potuto accettare un sopruso del genere. Mi lasci ribadire un concetto: i doppiatori italiani non ricevono un compenso milionario come quello delle voci americane. Usufruiamo soltanto di una maggiorazione sul contratto collettivo nazionale dovuta ai tanti anni continuativi di lavoro. Se Mediaset ha davvero le difficoltà di cui tanto si lamenta, forse dovrebbe tagliare trasmissioni più costose e meno belle, come il Grande Fratello, per esempio. Ci sarebbero le vie legali, ma siamo sinceri: mettere in piedi una causa mi farebbe terra bruciata attorno, io lavoro con la mia voce, un polverone del genere mi segherebbe le gambe. Mi sento sotto ricatto.”

Una speranza, quella della Stagni, che però sembra destinata a restare tale. Anche se sarebbe curioso sapere cosa ne pensa a riguardo Matt Groening, sempre attento alla cura dei suoi personaggi anche dopo anni di successo:

“Il signor Groening non sa nulla e credo che non ne sarebbe felice visto che proprio 25 anni fa è stato lui a scegliere tutto il cast di voci italiane. Purtroppo io e la mia collega non abbiamo alcun modo per contattarlo e di sicuro la produzione italiana non ci aiuterebbe a farlo.”

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Il fan è un animale strano. Spesso critica e si lamenta prima di vedere il risultato del cambiamento o senza la cognizione di causa. Si lamenta del cambiamento in sé. Nel caso specifico dei Simpson, la maggior parte dei fan non sta a sentire quanto siano brave le sostitute o analizzare il perché del cambiamento, ma si lamentano e basta!

Poi non è chiaro perché la casa produttrice “madre”, che ha, se non sempre, spessissimo l’ultima parola sulle decisioni delle edizioni italiane, abbia accettato questo cambio al doppiaggio, dopo 23 stagioni…

E poi perché il taglio al compenso? Mediaset dice di aver pochi soldi, ma la Fox?

Prima di dare giudizi e criticare bisognerebbe sapere e conoscere tutti i fattori.

Piccola provocazione. Massimo rispetto per la Bosisio e la Stagni, ma è molto strano che solo loro abbiano protestato e abbandonato la serie… Qualche maligno potrebbe pensare o che sono un po’ avide o che avevano bisogno di quei ruoli così ben pagati (dopo 23 anni!!!) perché in realtà sono doppiatrici che lavorano poco o molto poco…

Sonia Scotti, grandissima professionista (questo non si discute!) e magnifica persona, ha però una voce troppo matura per il ruolo di Marge.

Piccola precisazione: Liù Bosisio ha doppiato le sorelle di Marge, Patty e Selma, dalla 1° alla 21° stagione; dalla 22° (ultima stagine di Bosisio/Marge) le due sorelle sono state affidate ad Antonella Alessandro.

Royal Baby? Interessante, ma no, grazie.

Vi copio-incollo di seguito un post di Fabio Cavalera tratto dal suo blog Big Ben che trovate nel sito del Corriere Della Sera (ecco il link dell’articolo: http://bigben.corriere.it/2013/07/22/il-chissenefrega-comprensibile-ma-sbagliato/  ).

Ecco quello che scrive:

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IL “CHISSENEFREGA” COMPRENSIBILE MA SBAGLIATO

Mi pare che sia giusto porsi una domanda: gli italiani sono interessati al royal-baby e allo show mediatico che lo circonda?

Leggendo gli interventi nei social network, da Facebook a Twitter (utili per avere qualche indicazione), e nei commenti in “Corriere.it” si ha la sensazione che il distacco, se non addirittura il fastidio, siano predominanti.

Strano. Perché poi si consultano le classifiche dei “più letti”, i clic, e, magia, le notizie sul royal baby sono ai primi posti. C’è un po’ di ipocrisia, dinanzi a eventi del genere. Il “chissenefrega” è diffuso. Fa tendenza. C’è la rincorsa alla battuta più accattivante e simpatica, quasi a cercare l’applauso.

E’ un atteggiamento snobistico, per certi versi. Ma, se davvero “chissenefrega”, perché leggere? O perché addirittura intervenire dei dibattiti? O perché sprecare tempo per informarsi di fatti che ci sono lontani?

Si può sorvolare, si può evitare e cliccare altrove, si può cambiare programma col telecomando. Invece no. Si legge, si guarda e poi si spara il “chissenefrega”. Non vale! Comprensibile ma sbagliato.

Detto questo, resta il dubbio: è una notizia importante o no? E’ una notizia che merita spazio?

La mia risposta è semplice: la nascita di un futuro re britannico è un evento importante per il Regno Unito. Bene o male è nato colui che ne sarà il Capo di Stato. L’evento ha una dimensione istituzionale e storica.

La monarchia, a noi italiani, appare inspiegabile, noiosa, cerimoniosa, ampollosa, inutile, irritante. Ci avviciniamo ai gossip di palazzo reale come se fossero la stessa cosa dei gossip su Belen, Corona, il Grande Fratello.

Ma non è così. L’arrivo del royal baby va raccontato senza eccessi ma anche senza troppi “chissenefrega”. Mettendolo in una cornice ragionevole. Conoscere le tradizioni e o costumi di un vicino paese europeo è necessario. Significa non chiudersi nel proprio provincialismo.

I britannici sono molto legati alla loro corona. Per diverse ragioni. La monarchia (a differenza dei Savoia) non li ha traditi durante la guerra, i Windsor sono rimasti a Londra e non sono scappati (le bombe sono cadute anche nei giardini di Buckingham Palace). La monarchia Windsor, pur con tutti i suoi gravi difetti, ha saputo rimodellarsi e adeguarsi ai tempi. E’ il simbolo dell’unità del Paese, della sua stabilità e continuità. E’ rispettosa della democrazia. E costa a ogni cittadino poco più di 50 centesimi all’anno (molto meno delle nostre istituzioni più rappresentative).

La nascita del futuro re ha dunque per i sudditi del Regno Unito una valenza che va oltre i suoi contenuti leggeri di cronaca rosa e di “gossip column”. Guardando l’evento correttamente, collocandolo in una gerarchia comunicativa intelligente, spogliandoci delle ipocrisie ma senza enfatizzare perché ci sono cose più importanti, non possiamo che arrivare a una conclusione: il parto di Kate è una notizia suggestiva ma è anche una notizia destinata ad essere annotata nei libri di storia. E ignorare la storia, o peggio fingere di ignorarla, quel “chissenefrega” ripetuto a gran voce è comprensibile ma sbagliato.

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Dato che non riesco a scrivere un commento diretto al post, rispondo attraverso il mio di blog.

Signor Cavalera,

scrive un estimatore della società e della cultura british, e quando mi capita di essere a Londra mi sembra di essere a Casa (o mi piacerebbe che Londra fosse come Casa). Quindi non sono decisamente contro l’Inghilterra.

Sono d’accordo che sembra ipocrita leggere così tante derisioni e allo stesso tempo verificare così tanti clic sulle notizie riguardanti il bebè; ma è un po’ ingenuo ritenere che quegli utenti che scrivono battute e i vari “chissenefrega” siano gli stessi che poi vanno leggersi i suddetti articoli. Parlare, scrivere, criticare una data notizia che essenzialmente non ci interessa è un modo di esprimere le proprie opinioni. Scrivere una battuta riguardante una persona o un evento o un argomento che non ci interessa e/o critichiamo si chiama SATIRA. E’ una branca antichissima della comicità.

Personalmente ho trovato assurdo, sciocco e ridicolo che testate giornalistiche e telegiornali abbiano morbosamente dedicato così tanto spazio a un evento, ripeto, così lontano da noi e il perché è proprio contenuto in un passaggio del post “[..] la nascita di un futuro re britannico è un evento importante per il Regno Unito.”. Esatto! Per il Regno Unito. Riguarda la loro Storia, la loro società, il loro futuro.

Provinciale non è uno che non si interessa del Royal Baby, è piuttosto uno che vive l’evento come se gli appartenesse, come se dopo il lieto evento il suo proprio  futuro sia diverso, migliore.

Fingere di essere legati a una tradizione che non ci appartiene è imbarazzante.

In conclusione, bisogna prendersela con quei direttori di Tg e con quei redattori italiani che ci hanno assillato con questo parto reale, spogliandolo di quella importanza “tutta-britannica”, trasformandolo in un importantissimo gossip; e non prendersela con chi goliardicamente commenta l’evento (badate bene, gli insulti gratuiti sono da aborrire!). Bastava che ci dicessero: “È nato il futuro re del Regno Unito” e i “chissenefrega” non sarebbero apparsi ne web.