QUANDO L’ADATTAMENTO DIVENTA UN’ARMA episodio 2

Ma io mi chiedo: perché si fanno questi errori?!

La ventiquattresima stagione de I Simpson era molto attesa dai fan italiani per il fatto che Homer, dopo aver perso la storica voce di Tonino Accolla (morto il 14 luglio 2013), sarebbe stato doppiato da Massimo Lopez.

(Per inciso, sono soddisfatto del doppiaggio di Lopez. Saggiamente hanno evitato di fare l’imitazione della voce che aveva creato Accolla e hanno costruito invece qualcosa di diverso partendo comunque dalla voce originale del personaggio)

Nonostante le novità e l’ottimo passaggio di testimone nel doppiaggio, spuntano cose di questo genere:

ISTANTANEA I Simpson 24x07 Il giorno in cui la terra si raffreddò

 

Taschen è una casa editrice che si occupa di Arte (dalla figurativa alla Musica passando anche per il Cinema e per la Fotografia).

Perché chi ha fatto l’adattamento ha scritto la didascalia “TASCABILE”? Evidentemente non conosceva l’editore. Ma è strana anche questa traduzione, perché non mi risulta che “taschen” significhi “tascabile” in nessuna lingua. Significa “borsa” in tedesco. Ma, allora, non ti viene qualche dubbio se in un cartone animato USA trovi una parola tedesca sulla facciata di una libreria (dato che si vede benissimo che ci sono pubblicazioni sugli scaffali)?!?

Una persona può anche non conoscere l’editore Taschen, ci mancherebbe, ma se digitate TASCHEN su Google i primi risultati si riferiscono proprio all’editore stesso.

E allora perché queste imprecisioni, questi errori che potrebbero velocemente e semplicemente evitati?

 

Monuments Men

monuments-menHo appena finito di leggere il volume Monuments Men, scritto da Robert M. Edsel con Bret Witter.

Devo dire che mi è piaciuto (l’ho anche inserito nel mio post-in-progress La Mia Pila di Libri).

Lo consiglio non solo a chi piace l’Arte e/o le vicende di guerra, ma anche a chi, come me, era solo curioso di leggere una storia (vera) mai sentita.
Un resoconto pulito e ben narrato, privo di tutti quei dettagli e quelle “pesantezze” che ci si potrebbero aspettare da un libro che mette insieme testimonianze e documenti.

L’unico appunto che mi sento di fare è che come al solito, quando uno scrittore statunitense scrive della propria patria, sembra dimenticarsi di fare un po’ di autoanalisi e autocritica: dal racconto monuments-men-dal-libro-al-film-eccoli-labrouge-pino-farinottisembra che nessun militare USA abbia saccheggiato e trasportato in patria qualche oggetto d’arte. Neanche un lecito dubbio. Per carità, è vero che racconta anche le mancanze e le stupidità statunitensi e degli Alleati (vedi, per esempio, la distruzione dell’abbazia di Montecassino) ma sembra escludere che qualche soldato si sia portato a casa qualche prezioso souvenir… Molto improbabile. Le certezze non ci sono, ma alcune opere risultano ancora disperse, qualcuna sarà andata distrutta, ma altre saranno in qualche cassetta di sicurezza negli USA, ci scommetto.

Monuments-Men-featurette-in-italiano-e-5-clip-del-film-di-George-ClooneyE mi dispiace aggiungere che dopo aver letto questo libro, il film Monuments Men di Clooney (che prenderebbe le mosse dal libro stesso) risulta ancora di più (per me lo era già un po’ prima di leggere il libro) superficiale e semplicista. Avrebbe dovuto inserire un cartello all’inizio del film che recitasse: “film patriottico molto liberamente ispirato al libro Monuments Men“. Sarebbe stato più onesto.

L’arroganza del M5S

‘Sti quarantenni/cinquantenni ‪‎grillini militanti che dicono arrogantemente a noi, ventenni/trentenni pienamente e fieramente in disaccordo con il ‪M5S, di svegliarci, di reagire, di essere sordi e ciechi a quello che succede, di essere complici di una Politica truffaldina, di non avere il senso della realtà politica italiana, di essere abitanti di altri mondi solo perché non condividiamo le loro idee, che il loro obiettivo è di smuovere le coscienze, di essere imbibiti di falsa informazione (solo loro hanno la Verità, ricordiamolo),… mi sembrano molto “strani”.

Sono come quello che guida nonostante abbia sonno, si addormenta, si va a schiantare su un muro, ne esce con qualche graffio ma con la macchina distrutta e poi si va a lamentare dal carrozziere e dal meccanico perché non gliela sistemano con una certa velocità.

Cioè hanno dormito per vent’anni votando a destra o a sinistra, o non votando proprio, hanno permesso che la macchina si sfracellasse e adesso pensano (ingenuamente) che i danni si possano riparare in poco tempo?

Le cose sono due: se si vuole una rivoluzione repentina, bisogna scendere in piazza con forconi e scioperi, ma allo stesso tempo bisogna avere un appoggio TOTALE (non di un terzo scarso del Paese); se si vuole il Cambiamento (e la C maiuscola è voluta) bisogna essere civili, dimostrando di essere diversi dagli altri schieramenti politici, non facendo disegni di legge che nessuno voterà perché non ci sono i “numeri” a sostenerli.

Il MoVimento è voluto entrare in Politica? Ora deve fare il “grande” e fare il partito onesto, serio e pacato che può veramente fare la differenza.

E’ molto difficile.
Forse perché è difficile, è la strada migliore e che può portare più consensi.

Certo, è più semplice votare on-line, bruciare libri, sbraitare, fare le vittime, mostrare gli scontrini alle telecamere, aggredire e insultare chi non sostiene il MoVimento… è più semplice, ma estremamente pericoloso.

E purtroppo l’italiano non se ne rende conto, ma sostiene e vota “la persona” (persona, perché negli ultimi vent’anni si è votato “la persona”, non un partito, un’idea, un ideale) che secondo lui gli può risolvere velocemente tutti i problemi. Per dirla come uno slogan pubblicitario: “CAVALCA IL POPULISMO!“.

E’ probabile che il M5S abbia un aumento di sostenitori alle prossime elezioni, che lo possa portare al governo. Mi fa paura e spero che non succeda. Mi fa paura perché il movimento/partito di ‪Grillo ha uno sporco alone di arroganza, “o con noi, o contro di noi”.

E l’arroganza di questa nuova politica mi fa molta più paura dell’incompetenza della vecchia politica.

The Secret Service

Siamo sul set di Kick-Ass.

Mark Millar (uno dei punti di riferimento nel mondo del “comics”, creatore e sceneggiatore della violenta ma realistica graphic novel, appunto, Kick-Ass) e Matthew Vaughn (regista della versione cinematografica) si ritrovano a chiacchierare in un pub, durante una pausa di lavorazione. Entrambi si sono innamorati del nuovo James Bond cinematografico, nato con il Casino Royale di Martin Campbell e Daniel Craig. La sequenza iniziale The-Secret-Service_1 coverdel film racconta come Bond si sia guadagnato la famosa licenza di uccidere. Sì, ma… chi era Bond prima di entrare nel servizio segreto di Sua Maestà? Che ragazzo era? Com’è stata la sua infanzia? E la sua gioventù? È tutto questo che si chiedono i due autori. Ed ecco allora che Millar concepisce nella sua mente un nuovo racconto: The Secret Service.

La struttura del racconto si sviluppa in due parti che poi, inevitabilmente, si trovano a intrecciarsi. Da una parte abbiamo abbiamo lo zio Jack London, agente di punta del MI6 (il servizio segreto britannico, per chi ancora non lo sapesse), che offre al nipote Gary di entrare nel centro di addestramento del SIS (Secret Intelligence Service, cioè L’MI6) perché possa trovare uno scopo nella vita, smettendo di sprecarla nei pub e “teppisteggiando” con gli amici; dall’altra c’è un personaggio misterioso che rapisce VIP, ma non VIP inventati per la grapich novel, proprio VIP della nostra realtà: David Beckham, Pierce Brosnan, Patrick Stuart…

L’intero fumetto è un omaggio a quel Bond che il cinema ci ha fatto conoscere: Jack London è palesemente un “Bond alla Brosnan”; ci sono innumerevoli gadget; ci sono scene disegnate che rimandano a scene cinematografiche celeberrime (la scena d’apertura del fumetto è un chiaro omaggio alla sequenza d’apertura del film La Spia Che Mi Amava con Roger Moore); malvagi piani di controllo mondiale e… basta così, non dico altro…

Ma non è solo questo. E’ molto di più. Andatevelo a leggere e vedrete.article-0-188F021D00000578-871_634x423

Nel 2015 vedremo la versione cinematografica di The Secret Service. Le riprese sono già in corso, con Colin Firth nei panni dell’agente di punta Jack London e con Taron Egerton nel ruolo di Gary. Inoltre pare che moltissime star compariranno nel film, molte di più di quelle che potete riconoscere nel fumetto  (visitate questo link: http://www.imdb.com/title/tt2802144/fullcredits?ref_=tt_cl_sm#cast ). Altra particolarità di questo film: l’immediato coinvolgimento del regista Matthew Vaughn, ha permesso a Millar di sviluppare la sceneggiatura della miniserie a fumetti, contestualmente alla sceneggiatura del film, facendo in modo che The Secret Service risulti un’unica storia sviluppata parallelamente per due media diversi.

Per dirla con le parole di Marco Ricompensa nell’editoriale introduttivo del primo numero italiano della serie:

[…] una storia che inietta nel genere spionistico quel “revisionismo supereroistico” che è ingrediente fondamentale di Ultimates (*) e Watchmen […]

Quindi, non vi resta che leggere The Secret Service!

L’edizione italiana di The Secret Service è stata pubblicata i tre volumi (brossurati da 48 pagine ciascuno) a cadenza mensile tra novembre 2013 e gennaio 2014 da Panini Comics. Scritto da Mark Millar e illustrato da Dave Gibbons.

(*) Ultimates è una serie a fumetti creata e scritta da Mark Millar che vede i supereroi Marvel “rivisitati” e inseriti in una “realtà plausibile”, molto simile alla nostra.

L’OSPITE NEL POST n°1: Marco Paracchini

Con questo post inauguro una piccola rubrica del mio blog: L’OSPITE NEL POST. Sperando che ci siano numeri 2, 3, 4 e così via, questi post vorrebbero essere delle vere e proprie interviste tastiera-a-tastiera, quasi delle chiacchierate via mail, o via chat. Questo esperimento inizia con Marco Paracchini (di lui ne avevo già parlato nella mia recensione del suo volume I Rinnegatihttps://quartiermastro.wordpress.com/2013/07/20/i-rinnegati/).aa03

Brevemente, per rinfrescarvi la memoria. Marco Paracchini (nella foto a fianco con il regista Abel Ferrara) è scrittore, regista free-lance e docente accademico; ha avuto la fortuna di vivere a Tokyo, New York e Boston, ma ora è tornato in Italia, sul confine tra Piemonte e Lombardia, con un preziosissimo bagaglio cosmopolita. Aggiungo che Marco è un grandissimo appassionato di James Bond.

Così tanto appassionato, e qui arriviamo al tema di questa dattilo-intervista, che nell’ottobre del 2012, in concomitanza con l’uscita nelle sale cinematografiche italiane di Skyfall, è stato pubblicato il suo JAMES BOND 1962-2012: Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico dalla Phasar Edizioni.

Marco, chi è e cos’è James Bond per te? Perché ci sei così affezionato?

007 è stato un elemento d’unione famigliare quando ero piccolo: ogni film era un evento per stare insieme, per raccoglierci ed esaltarci tutti insieme, saltando dal divano quando c’era qualche gadget incredibile o scene d’azione memorabili. Da lì è nato tutto. Ho sentito 007 come qualcosa che mi apparteneva, un legame che poi è proseguito negli anni, un’amicizia virtuale ma sincera. Quando sul grande schermo giunse Goldeneye rimasi col fiato sospeso per tutto il tempo e così quando toccò a Casino Royale… Figurati che quando la DB5 ha fatto il suo ingresso in Skyfall con la fanfara storica mi sono persino commosso al cinema! James Bond mi ha stregato e più passa il tempo più diviene fonte di analisi, studio e ammirazione. 007 è e sarà parte integrante della mia vita: lui, insieme ad altri due eroi, forma quello che chiamo il “trittico dell’eccellenza narrativa”. Ma per scoprire chi sono gli altri due, non resta che sfogliare il libro…

James Bond 1962 - 2012. Cinquant'anni di un fenomeno cinematograficoQuando e come ti è venuta l’idea di scrivere JAMES BOND 1962-2012: Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico? E com’è stato proporre il tuo lavoro agli editori?

Ti ringrazio per la domanda: sei l’unico che me l’ha fatta. L’idea è nata per fare un regalo a me stesso, per dare/dire qualcosa in più. Redigerne un testo mi ha fondamentalmente obbligato a scrivere fiumi di parole e a documentarmi sempre di più. Considerando le mie nuove avventure editoriali, mi son detto, “perché no?”. Ho dunque presentato il libro a una decina di case editrici storiche, ma soltanto un paio mi hanno risposto. Una di queste mi ha telefonato mettendomi in stand-by per circa sei mesi. Considerato che Skyfall sarebbe uscito di lì a breve, ho mandato un’email chiedendo delucidazioni al referente (che nel frattempo però era cambiato) e mi è stata mandata una risposta fredda dicendomi che non erano più interessati all’edizione. Ho dunque chiamato l’amico Lapo Ferrarese di Phasar Edizioni chiedendogli dei suggerimenti: siamo partiti con l’eBook per uscire in contemporanea con il film. Nonostante sia stato un libro in bassa tiratura e distribuito solo su ordinazione – in sintesi è proprio questo che fa un’editrice quando offre il servizio di book-on-demand  – , le richieste sono state alte e la casa editrice di cui sopra si è poi pentita.

Perché è diverso dagli altri volumi che trattano di James Bond?

Il volume è diverso dagli altri poiché tutti i libri sono pezzi unici: il mio contiene contenuti differenti. La storia cinematografica di Bond è stata sì narrata, ma poco e male. Inoltre erano assenti peculiarità significative inerenti quel mondo che, anche se nel piccolo, conosco bene. Mi è stato più facile carpire i passaggi produttivi e distributivi delle opere. Ma non ho la presunzione di dire che è il migliore: all’estero c’è sicuramente di meglio.JBN01

C’è una parte, o un capitolo, del volume al quale sei più legato?

Considero tutto il testo un unicum anche se le parti redatte insieme a Sharon De Rosa (il product placement, il fandom ecc.) mi soddisfano maggiormente poiché hanno sicuramente contribuito ad avere un peso maggiore rispetto agli altri libri usciti sino ad ora. Poi anche l’elemento analitico tra i due storici personaggi londinesi (Bond e Holmes) è, di fatto, un’esclusiva del sottoscritto.

So anche che il libro è andato bene nelle librerie e nel e-commerce…

Bisogna partire dal concetto che ero convinto che sarebbero usciti almeno dieci libri sul tema, invece no, il mio era l’unico che trattava dei cinquant’anni di cinema di 007. Inoltre considera il fatto che l’editrice che ha supportato il testo è una book-on-demand (vedi sopra, n.d.r.) e nonostante abbia una distribuzione nazionale, non ha la forza né il potere di essere presente sugli scaffali delle librerie. Considerando quanto detto allora possiamo ritenerci soddisfatti: certamente se il libro fosse stato distribuito in tutte le librerie e/o negli autogrill, a quest’ora potevo regalarmi un orologio di Bond, invece posso solo gongolarmi per un quantitativo estremamente alto che ha superato le più rosee aspettative. Ma la strada è ancora molto lunga.

timthumbMa non scrivi solo di James Bond. Auspicando che qualcuno leggendo questa intervista si incuriosisca e che voglia conoscere Il Marco Paracchini Scrittore, ti andrebbe di dare un assaggino dei tuoi libri pubblicati finora?

Marco Paracchini nasce come autore, non come regista. Checché ne dicano gli invidiosi, ho scritto dozzine di sceneggiature per documentari, cortometraggi, spot commerciali, produzioni non profit e web format… non sono arrivato alla scrittura dal nulla. Il primo libro, pubblicato da una casa editrice non a pagamento, fu quello che pensavo fosse un punto di arrivo, invece scoprii amaramente che fu solo un (nuovo) punto di inizio. Lo storytelling mi appartiene e sono più di venti anni che racconto storie. Certo, in sceneggiatura mi è tutto più facile, ma nella narrativa sto riscoprendo emozioni decisamente nuove. Alcune volte scrivo su invito e questa è la cosa più emozionante: ultimamente sono stato contattato dalla Bellesi & FrancatoMarco Paracchini - i Rinnegati - il Giappone come non lo avete mai letto Publishing per inventare un personaggio e redigerne una storia (che sarà poi una trilogia) ambientata in una situazione fictional inventata da uno dei due editori. Il titolo, particolare, è Il duca Dragán ed è l’introduzione al mondo di un cacciatore di mostri che risponde al nome di Jean Claude Vandenberg. Al momento è disponibile solo in eBook a un prezzo scaccia-crisi! Invece, per chi ama il Giappone e alcuni suoi stilemi narrativi come samurai, ninja, robot e yakuza, potrà addentrarsi nella lettura del libro (stavolta solo cartaceo) de I Rinnegati – il Giappone come non lo avete mai letto ordinabile in tutte le librerie.

Abbiamo parlato dei tuoi volumi già pubblicati, ma c’è qualcosa che bolle in pentola?

Assolutamente sì. Tra qualche mese ci sarà una bellissima e straordinaria novità che porta la firma (anzi, i disegni) di un altro bondiano doc, tale Pierfrancesco Stenti. Io ho inventato un personaggio che si muove nella Tokyo contemporanea e Stenti ha definito il character design dei protagonisti. L’esclusiva è dedicata a Cartoomics 2014 ove sarò presente con un piccolo stand là ove pubblicizzerò per la prima volta il numero zero di questo personaggio! Poi, come detto, ci saranno i due prossimi volumi dedicati a Vandenberg che usciranno nel corso del 2014, successivamente sarà la volta di un nuovo e più corposo testo dedicato a James Bond! Se tutto andrà come previsto, spero di farlo uscire in concomitanza con l’uscita del nuovo film, ma ci sarà tempo e modo per riparlarne.

Questo è uno scoop! Ti ringrazio dell’anteprima. E che tipo di argomenti bondiani tratterai in questo secondo volume? Se ce li vuoi scrivere, eh…

Beh diciamo che a differenza di quanto visto e letto, in questo testo si approderà a 007 anche da altri spunti, storici e personali in primis. Non sarà una semplice ristampa né una riedizione: sarà un testo che, ovviamente, avrà molto del testo precedente, ma offrirà spunti nuovi, chicche mai uscite e, se riuscirò, convincerò anche Pierfrancesco Stenti a far qualche illustrazione!

E se qualcuno volesse vedere qualche tuo lavoro da regista o semplicemente sapere di più di te, a quali indirizzi internet ti può trovare?

Mi occupo di comunicazione audiovisiva e negli ultimi due anni ho dato priorità all’insegnamento e ai corsi di formazione (e ai libri!). Tuttavia su YouTube (http://www.youtube.com/user/MacParak) si trovano alcune cose realizzate per lavoro e per gioco. Non c’è molto, ma abbastanza per capire la verve, la passione e la professionalità di chi ha collaborato con me in questi ultimi anni. E poi c’è anche il sito internet http://www.marcoparacchini.eu/

Marco, grazie per questa intervista!

Ma grazie a te per lo spazio e il tempo che mi hai dedicato!

Jeffery Deaver ha dato Carta Bianca a James Bond

Settimana scorsa è uscito nelle librerie il nuovo romanzo di James Bond intitolato Solo e scritto da William Boyd. Ma io invece, in ritardo sui tempi, sto leggendo in questi giorni il precedente romanzo scritto da Jeffery Deaver  intitolato Carta Bianca.

CarteBlanche-292x450Devo dire che mi sta piacendo molto.

Deaver ha fatto quello che con Daniel Craig in Casino Royale è stato fatto nella saga cinematografica, e cioè il famoso reboot. James Bond è appena trentenne, è un veterano della guerra in Afghanistan post-11settembre ed è un agente doppio-0 dell’Overseas Development Group, un’unità operativa segret(issim)a della sicurezza britannica con un’ampia libertà di manovra e che risponde solo al Foreign and Commonwealth (ovvero, il Ministero degli Esteri).

Questo letterario 007 moderno ha moltissimo in comune con la creatura originale di Ian Fleming. È giovane, sempre elegante quando può, ma pronto a indossare gli abiti tattici quando bisogna, guida una Bentley, indossa l’immancabile Rolex, ha la famosa cicatrice sulla guancia destra e l’altrettanto famosa ciocca di capelli neri che gli cade su uno dei due occhi, flirta innocuamente con Moneypenny, … Insomma tutti gli ingredienti i lettori (e gli spettatori) di James Bond conoscono, tornano in questo romanzo, incastonati in una trama moderna e attuale.

Ne risulta un James Bond giovane, determinato ma alle prime armi, e che mi piacerebbe vedere al cinema tra qualche anno. Magari in un film tratto proprio da questo romanzo. E magari interpretato da Joseph Gordon-Levitt… chiedo troppo?Joseph-Gordon-Levitt-1

Piccola nota sulla traduzione. Finalmente in questo romanzo viene tradotto in maniera corretta il grado militare dell’agente segreto. Mi spiego. James Bond ha il grado militare di Commander. Il grado di Commander della Marina Militare Britannica corrisponde, per simmetria, al grado della Marina Militare Italiana di Capitano di Fregata. Pertanto se si vuole tradurre il grado di Bond in italiano bisogna ricorrere al “Capitano di Fregata”, e quindi è corretto trascrivere “il Capitano di Fregata James Bond…” e non “il Comandante Bond…”. Anche perché nella lingua e nella Marina italiane Comandante non è un grado, ma una funzione, ovvero è Comandante chiunque tra gli ufficiali sia al comando di una nave. Quindi complimenti alla traduttrice del romanzo Valentina Ricci che è stata più logica e fedele, senza lasciarsi influenzare da una consuetudine “traduttiva” pigra e sbagliata. Il mio parere personale è che la cosa migliore da fare sia quella di lasciare, anche nella traduzione italiana il termine Commander, perché è un termine specifico e proprio di una Marina Militare di un altro paese, e che ha quindi regole, gerarchie, gradi e termini diversi di quelli della nostra Marina Militare. (Grazie a Federica Molin per l’approfondimento dal quale è stato estratto quest’ultimo paragrafo.)

Alla rivista Ciak sembra non piacere il doppiaggio

Sul numero di questo mese (settembre) della rivista Ciak c’è la recensione di Monsters Accademy.

Chi legge Ciak sa che da decenni (quasi) ormai la rivista non pubblica nessun accenno al doppiaggio (o ai doppiatori o alle doppiatrici) dei film via via recensiti.

Ma succede una cosa strana con i film d’animazione.

Se nel recensito film d’animazione NON hanno prestato le proprie voci alcun VIP-non-doppiatore-professionista, il redattore della scheda del film trasforma la dicitura INTERPRETI in PERSONAGGI, elencando poi i nomi dei personaggi (appunto) protagonisti del film. Ma se invece nel film dovesse essere present qualche VIP-non-doppiatore-professionista (che, per la cronaca, viene “scomodato” solo per una questione di pubblicità) ecco allora che appare la dicitura VOCI con il conseguente elenco, tralasciando, ovviamente, i doppiatori-veri e le doppiatrici-vere.

Ne è un esempio appunto la scheda di recensione di Monsters Accademy (vedete la foto qui a fianco). Chi ha curato la scheda non ha neanche pensato di menzionare  per esempio (il grande, direi) Sandro Acerbo, Saverio Indrio, Rita Savagnone…foto tanto sono solo i personaggi protagonisti! Perché trascriverli?! Però ha pensato bene di trascrivere Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio (il duo comico I Soliti Idioti, per intenderci), dimenticandosi perfino di Loretta Goggi.

Ora. Mandelli e Biggio hanno doppiato un personaggio co-protagonista a due teste che dice una manciata di battute in tutto il film, e oggettivamente se la sono cavata bene, ma perché la scelta, da parte della rivista, di trascrivere solo i loro nomi? La risposta potrebbe essere rapida e logica: pubblicità.

A questo punto chiedo alla redazione di Ciak: perché non trascrivere almeno i doppiatori e le doppiatrici dei protagonisti e delle protagoniste di tutti i film che recensite? O riportate tutti i doppiatori o nessuno. O non scrivete mai nessuna “coordinata” riguardante il doppiaggio o la dovete scrivete sempre. Non servono elenchi infiniti, ma solo qualche indicazione, voci protagoniste, direzione del doppiaggio, adattamento ed edizione italiana. Anche perché, caro Ciak, voi recensite film che vengono visti dai vostri lettori e dal pubblico tutto, per il 90%, doppiati, quindi perché non dare un piccolo spazio anche a quelle persone che rendono fruibile il prodotto che voi pubblicizzate nella vostra rivista?